Il 30 gennaio 2026 il Greenhouse Gas Protocol ha pubblicato la versione 1.0 del Land Sector and Removals Standard, il primo framework standardizzato per la contabilizzazione delle emissioni GHG, le rimozioni di CO₂ e altre metriche legate all’uso del suolo e alle attività agricole.
Lo standard entrerà in vigore il 1° gennaio 2027 e segna un punto di svolta per tutte le aziende che operano nelle filiere agroalimentari.
Fino ad oggi, le emissioni legate al settore agricolo, che rappresentano circa il 22% delle emissioni antropogeniche globali, sono state sistematicamente sotto-rendicontate o escluse dagli inventari GHG aziendali.
Questo standard cambia le regole del gioco.
Cosa cambia in concreto
La tracciabilità diventa il cuore della rendicontazione climatica
La novità più rilevante per le aziende delle filiere agricole è il ruolo centrale che la tracciabilità fisica assume nella rendicontazione delle emissioni Scope 3. Lo standard introduce una gerarchia di confini spaziali, dal livello globale fino al singolo campo raccolto, e il livello di dettaglio che un'azienda può raggiungere nella propria contabilità dipende direttamente dalla capacità di tracciare l'origine dei prodotti lungo la catena del valore.
In pratica: più un'azienda sa da dove vengono le proprie materie prime, più accurata e granulare può essere la sua rendicontazione. E per dimostrare la tracciabilità fisica, lo standard richiede l'implementazione di sistemi di tracciabilità basati su modelli riconosciuti di chain of custody, come identity preservation, segregation, controlled blending o mass balance, attraverso programmi di certificazione o sistemi interni verificabili.
Emissioni da cambiamento d'uso del suolo: obbligo di rendicontazione
Lo standard rende obbligatoria la contabilizzazione delle emissioni da cambiamento d'uso del suolo (LUC), incluse deforestazione e conversione, su un periodo di valutazione di almeno 20 anni. Le aziende devono calcolare queste emissioni utilizzando l'approccio più accurato consentito dai propri dati e dal livello di tracciabilità, un ulteriore incentivo a investire in sistemi di monitoraggio e tracciamento delle origini.
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Emissioni e rimozioni vanno tenute separate
Chi sceglie di rendicontare le rimozioni di CO₂, ad esempio da pratiche di gestione agronomica, agroforestazione o tecnologie di cattura, deve farlo separatamente dalle emissioni. Non è più possibile compensare le une con le altre all'interno dello stesso target: servono obiettivi distinti per riduzione delle emissioni e incremento delle rimozioni.
Nuovi principi: conservatività e permanenza
Ai principi classici del GHG Protocol (rilevanza, completezza, coerenza, trasparenza, accuratezza) lo standard aggiunge due principi specifici per le rimozioni: la conservatività (in caso di incertezza, meglio sovrastimare le emissioni e sottostimare le rimozioni) e la permanenza (obbligo di monitorare nel tempo lo stoccaggio del carbonio e rendicontare eventuali rilasci).
Dati spaziali e monitoraggio: un ruolo sempre più rilevante
Lo standard richiede la definizione di confini spaziali espliciti — dalle giurisdizioni nazionali fino alle singole unità di gestione agricola. Questo apre la strada a un uso sistematico di dati satellitari, geospaziali e di monitoraggio remoto per verificare le pratiche agricole, i cambiamenti d'uso del suolo e lo stoccaggio di carbonio nelle filiere.
Cosa significa per le aziende: un'opportunità, non solo un obbligo
Lo standard non è pensato solo come un vincolo normativo. Il GHG Protocol lo presenta esplicitamente come uno strumento per:
- Identificare rischi e opportunità legati alle attività sul suolo (rischi finanziari, regolatori, reputazionali)
- Definire strategie di mitigazione che riducano le emissioni e aumentino le rimozioni lungo la catena del
- valore
- Fissare target climatici credibili in linea con gli obiettivi dell'Accordo di Parigi
- Migliorare la trasparenza verso investitori, clienti e stakeholder
Le aziende che si muovono per prime avranno un vantaggio competitivo significativo: chi arriva preparato al 2027 non subirà lo standard, ma lo trasformerà in leva strategica.
Come Trusty può supportare le aziende in questo percorso
In Trusty lavoriamo da anni sulla tracciabilità delle filiere agroalimentari con tecnologia blockchain, dati satellitari e strumenti di compliance normativa. Questo nuovo standard conferma e rafforza la direzione in cui ci siamo mossi fin dall'inizio: la tracciabilità fisica, verificabile e granulare è il prerequisito per qualsiasi rendicontazione climatica credibile.
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Stiamo già lavorando a fianco di aziende partner in attività di co-progettazione per costruire soluzioni che rispondano ai requisiti del Land Sector and Removals Standard. In particolare, ci stiamo concentrando su:
- Sistemi di tracciabilità conformi ai modelli di chain of custody richiesti dallo standard (identity preservation, segregation, mass balance), integrati nella nostra piattaforma blockchain
- Integrazione di dati geospaziali e satellitari per la definizione dei confini spaziali, il monitoraggio del cambiamento d'uso del suolo e la verifica delle pratiche agricole, anche grazie alla nostra partnership con e-GEOS (Gruppo Leonardo)
- Framework di raccolta dati a livello di singola unità produttiva (LMU), con soluzioni pensate sia per grandi operatori sia per piccoli produttori nei paesi d'origine
- Supporto alla rendicontazione delle emissioni Scope 3 legate al settore agricolo, con strumenti che facilitino la conformità allo standard senza sovraccaricare le filiere
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Non offriamo soluzioni chiavi in mano calate dall'alto: crediamo nella co-progettazione con le aziende che condividono la nostra visione. Se la tua azienda opera nella filiera agroalimentare e vuole arrivare preparata all'entrata in vigore dello standard, possiamo lavorare insieme per disegnare il percorso più adatto alle tue esigenze.




