Il Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport, DPP) è un insieme di dati digitali collegato a un prodotto tramite un identificativo univoco e un supporto come un QR code. Raccoglie informazioni su materiali, composizione, riparabilità, riciclabilità e filiera, e le rende accessibili a clienti, riparatori, riciclatori e autorità.
Lo introduce il Regolamento europeo sull’ecodesign (ESPR) e arriverà per categorie di prodotto, a partire da acciaio, tessile, mobili e pneumatici. Per le aziende la sfida non sarà generare un QR code, ma raccogliere dati affidabili lungo tutta la filiera e mantenerli aggiornati.
In questa guida vediamo cosa prevede la normativa, quali prodotti sono coinvolti, quali sono gli equivoci più comuni e come iniziare a prepararsi oggi.
Cosa prevede l’ESPR
Il quadro del DPP è fissato dal Regolamento (UE) 2024/1781, l’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR). Il Regolamento non crea un passaporto uguale per tutti: stabilisce le regole generali e rinvia ad atti delegati per ogni categoria di prodotto.
Saranno gli atti delegati a definire, categoria per categoria:
- quali informazioni il passaporto deve contenere;
- quale supporto dati usare (QR code, RFID, NFC o altro);
- se il passaporto vale per il modello, il lotto o il singolo articolo;
- chi può accedere a quali dati e per quanto tempo il passaporto resta disponibile.
Su due punti, però, il Regolamento è già chiaro. I dati del passaporto devono essere accurati, completi e aggiornati. E tra le finalità del DPP indicate dall’articolo 9 c’è esplicitamente quella di migliorare la tracciabilità dei prodotti lungo la catena del valore.
In pratica: se per un capo di abbigliamento verrà richiesta la composizione dei materiali, non basterà pubblicarla. Bisognerà poter dimostrare che quei dati appartengono proprio a quel modello, lotto o articolo.
Quali prodotti dovranno avere il DPP e quando
Il DPP non arriva con un’unica data per tutti. La Commissione ha adottato ad aprile 2025 il piano di lavoro ESPR 2025–2030, che indica i primi gruppi di prodotti per cui preparerà gli atti delegati.
Calendario indicativo dei primi atti delegati
Il primo atto in arrivo è quello su ferro e acciaio: la Commissione ha aperto la consultazione a maggio 2026 e ne indica l’adozione nel quarto trimestre 2026 (fonte).
Il piano include anche diversi prodotti connessi all’energia, come smartphone e tablet, e requisiti trasversali su riparabilità e contenuto riciclato. Dopo l’adozione di ogni atto delegato è normalmente previsto un periodo di transizione prima che gli obblighi si applichino.
Passaporto delle batterie: un caso a parte
Le batterie fanno storia a sé. Il passaporto è previsto direttamente dal Regolamento (UE) 2023/1542 e si applica dal 18 febbraio 2027 a:
- batterie per veicoli elettrici
- batterie per mezzi di trasporto leggeri
- batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh
Il messaggio per le aziende è semplice: i dettagli arriveranno con gli atti delegati, ma raccogliere dati di filiera affidabili richiede mesi. Chi inizia ora a organizzarli parte avvantaggiato.
Il DPP non è un QR code
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che il DPP sia un QR code. Il QR code è solo il supporto dati: la porta d’accesso alle informazioni, non il passaporto.
L’articolo 10 dell’ESPR richiede che il passaporto sia collegato, tramite il supporto dati, a un identificativo univoco persistente del prodotto. I dati devono basarsi su standard aperti, in formati interoperabili e leggibili dalle macchine. L’articolo 11 chiede inoltre interoperabilità tecnica, semantica e organizzativa per lo scambio dei dati lungo tutta la filiera.
In altre parole, il sistema deve poter dire con certezza: “queste informazioni appartengono a questo prodotto”, anche quando arrivano da fornitori che usano software diversi. Per questo il lavoro più impegnativo non è stampare il codice, ma costruire la struttura dati che c’è dietro.
Gli standard GS1, come GS1 Digital Link per i QR code ed EPCIS per gli eventi di filiera, sono oggi tra i riferimenti più usati per identificare prodotti, lotti e articoli e scambiare dati tra sistemi.

Serve la blockchain per il DPP?
No, l’ESPR non richiede la blockchain. Può però essere uno strumento utile quando più aziende contribuiscono ai dati dello stesso prodotto.
In una filiera con molti attori diventa importante sapere quando un dato è stato registrato, da chi proviene e se è stato modificato nel tempo. La blockchain non rende vero un dato sbagliato all’origine, ma ne preserva integrità, provenienza e storico. In un contesto in cui i dati del passaporto devono essere accurati e verificabili, è un livello di fiducia in più per clienti, partner e autorità.
Come prepararsi al Passaporto Digitale di Prodotto in 5 passi
- Capire se e quando i vostri prodotti sono coinvolti. Verificate se rientrano nelle categorie del piano ESPR o in normative con passaporti specifici, come quella sulle batterie.
- Mappare la filiera e i dati disponibili. Individuate fornitori, fasi di lavorazione e informazioni già raccolte: composizione, origine, certificazioni, dati ambientali.
- Definire gli identificativi. Decidete come identificare modelli, lotti o singoli articoli, adottando standard riconosciuti come GS1.
- Coinvolgere i fornitori. Stabilite come raccogliere i loro dati in modo strutturato e verificabile, senza fogli Excel che circolano via email.
- Scegliere un’architettura interoperabile. Serve una piattaforma che si integri con i vostri sistemi (ERP, PLM) tramite API e che possa aggiornare i dati nel tempo.
Verso il DPP con chi sa gestire i dati di filiera
Il Passaporto Digitale di Prodotto richiede alle aziende di raccogliere i dati lungo tutta la filiera, collegarli al prodotto giusto e poterne dimostrare l’affidabilità nel tempo. Servono gli strumenti giusti e l’esperienza per usarli. Da anni Trusty supporta le aziende nella tracciabilità di filiera attraverso la piattaforma che ha sviluppato, costruita su standard internazionali come GS1 ed EPCIS e con la blockchain a garantire integrità e storico dei dati.

La stessa esperienza è alla base delle nostre soluzioni di compliance per l’EUDR, validata da RINA come strumento di supporto alla conformità, e per il PPWR. Normative diverse, ma con una sfida comune: raccogliere informazioni da fornitori, Paesi e sistemi diversi e trasformarle in dati strutturati, verificabili e aggiornati. È la stessa sfida che porterà il DPP.
Per questo possiamo affiancarvi già ora nel lavoro preparatorio. L’ESPR prevede che ogni passaporto sia collegato a un identificativo univoco del prodotto e che i dati siano in formati aperti e interoperabili. Su questa base si può iniziare a capire quali dati di filiera avete già e organizzare la raccolta delle informazioni dai fornitori in modo strutturato.
Quali informazioni andranno nel passaporto, e con quale livello di dettaglio, lo stabiliranno gli atti delegati per ogni categoria. Nel frattempo, avere dati già ordinati può rendere più semplice adeguarsi quando i requisiti saranno definiti. Se lavorate già con noi, possiamo valutare insieme cosa è già riutilizzabile.
Domande frequenti sul Passaporto Digitale di Prodotto
Il Passaporto Digitale di Prodotto è obbligatorio? Sì, per le categorie di prodotto per cui verrà adottato un atto delegato ESPR che lo preveda, e per le batterie in base al loro regolamento specifico. Non esiste un’unica data valida per tutti i prodotti.
Chi deve creare il DPP? Di norma l’operatore economico che immette il prodotto sul mercato UE, quindi il fabbricante o l’importatore. I dati però arrivano da tutta la filiera, fornitori compresi.
Il DPP riguarda il modello, il lotto o il singolo prodotto? Dipende dalla categoria: lo stabilirà l’atto delegato, in base a complessità della filiera, natura e impatto del prodotto.
Il DPP è un QR code? No. Il QR code è uno dei possibili supporti dati per accedere al passaporto. Il passaporto è l’insieme di dati collegato a un identificativo univoco del prodotto.
Serve la blockchain? Non è richiesta dall’ESPR. Può essere utile per garantire integrità e storico dei dati quando più aziende contribuiscono alle stesse informazioni.
Lo stesso QR code può servire per PPWR e DPP? Il PPWR prevede QR code o altri supporti dati digitali aperti e standardizzati per gli imballaggi. Progettare fin da subito un’unica infrastruttura di dati e identificativi evita di moltiplicare codici e sistemi.




