Non basta avere i dati: bisogna poterli dimostrare
Per anni, molte aziende hanno trattato la sostenibilità come un tema da raccontare. Oggi l’Europa chiede di dimostrarla. Non con dichiarazioni generiche, ma con dati affidabili, collegati ai prodotti, aggiornati nel tempo e pronti a essere verificati.
È questo il filo che lega EUDR, PPWR e Direttiva Green Claims. Tre normative diverse, applicate ad ambiti differenti, che portano però alla stessa conclusione: la compliance non dipenderà solo dalla capacità di produrre documenti, ma dalla qualità dei dati di filiera e dalla capacità di usarli per gestire il rischio.
Per le aziende del largo consumo e non solo, il punto non è raccogliere più informazioni. È renderle utilizzabili. Un dato su un fornitore, una scheda tecnica, un claim ambientale o un’informazione sul packaging hanno valore solo se sono collegati al prodotto corretto, supportati da evidenze e disponibili quando servono.
In questo senso, le nuove regole funzionano come uno stress test. Mostrano quanto l’azienda sia pronta a rispondere a una richiesta di un cliente, di un distributore o di un’autorità competente. E mostrano anche dove la gestione frammentata delle informazioni può trasformarsi in duplicazioni, incoerenze e ritardi.
Tre normative, una stessa direzione
EUDR, PPWR e Direttiva Green Claims intervengono su ambiti diversi, ma chiedono alle aziende uno stesso cambio di metodo: passare da informazioni disperse a dati verificabili, collegati ai prodotti e utilizzabili in caso di controllo, richiesta del cliente o comunicazione verso il mercato.
Con l’EUDR, il Regolamento (UE) 2023/1115, l’attenzione si concentra su alcune materie prime e prodotti derivati collegati al rischio di deforestazione, tra cui cacao, caffè, soia, palma da olio, gomma, legno e bovini. Le aziende coinvolte dovranno dimostrare che i prodotti siano a deforestazione zero, conformi alla legislazione del Paese di produzione e coperti da una dichiarazione di dovuta diligenza. In pratica, diventano decisivi dati su origine, fornitori, geolocalizzazione delle aree di produzione, legalità e rischio di deforestazione. Con il Regolamento (UE) 2025/2650, l’applicazione è stata rinviata al 30 dicembre 2026 per operatori grandi e medi e al 30 giugno 2027 per micro e piccoli operatori.
Con il PPWR, il Regolamento (UE) 2025/40, il tema degli imballaggi entra in una logica più ampia di responsabilità lungo il ciclo di vita. Il regolamento stabilisce requisiti di sostenibilità ed etichettatura per gli imballaggi, dalla produzione all’uso fino alla gestione dei rifiuti, ed è generalmente applicabile dal 12 agosto 2026. Un passaggio centrale riguarda gli obblighi degli operatori economici che fabbricano, importano, distribuiscono o mettono a disposizione imballaggi e prodotti imballati sul mercato europeo. Per le aziende, questo significa non solo lavorare su riciclabilità, riuso, contenuto riciclato e informazioni sugli imballaggi, ma anche poter collegare prodotto, packaging, materiali, fornitori, documentazione tecnica e responsabilità dei soggetti coinvolti.
Con la Direttiva Green Claims, la Direttiva (UE) 2024/825, la stessa logica arriva alla comunicazione ambientale. La norma rafforza la tutela dei consumatori contro pratiche commerciali scorrette e informazioni ambientali ingannevoli, il cosiddetto greenwashing; in Italia è stata recepita con il D.Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30. Claim ambientali, etichette di sostenibilità e dichiarazioni su prestazioni future dovranno poggiare su basi solide, comprensibili e coerenti. Per marketing, sostenibilità e qualità, questo significa lavorare su una stessa base informativa, evitando di comunicare più di quanto si possa dimostrare.
Letti insieme, questi provvedimenti dicono una cosa molto concreta: non basta avere informazioni. Bisogna poterle collegare, aggiornare, verificare e usare.

Come cambia una filiera data-driven
In molte aziende, le informazioni esistono già, ma non sempre sono collegate tra loro. Una scheda fornitore può essere aggiornata dagli Acquisti, una scheda tecnica dell’imballaggio conservata dalla Qualità, un claim ambientale sviluppato dal Marketing e i documenti di sostenibilità archiviati altrove. Il rischio nasce proprio in questa distanza tra i dati.
Per prepararsi alle nuove regole, il primo passaggio non è produrre un nuovo documento, ma capire dove sono oggi le informazioni: chi le aggiorna, a quale prodotto si riferiscono, quali evidenze le supportano e quali rischi permettono di individuare o ridurre.
In una filiera più strutturata, ogni prodotto è collegato a una base informativa coerente, dove origine, fornitori, packaging, documentazione tecnica, informazioni di tracciabilità e dichiarazioni ambientali dialogano tra loro. Per l’EUDR, questo significa associare coordinate geografiche, lotti, fornitori e analisi del rischio. Per il PPWR, significa collegare imballaggi, materiali e responsabilità degli operatori economici. Per la comunicazione ambientale, significa costruire claim su evidenze verificabili e aggiornate.
La filiera ideale non è priva di complessità. È una filiera in cui i dati raccolti all’origine diventano utilizzabili lungo tutto il percorso del prodotto: per rispondere a un cliente, preparare una dichiarazione, sostenere un audit, dialogare con la distribuzione o comunicare in modo più credibile verso il mercato.
Trusty: soluzioni modulari per trasformare i dati in valore
È su questo terreno che si inserisce Trusty. Specializzata nella tracciabilità delle filiere agroalimentari e industriali, supporta le aziende nella raccolta, organizzazione e condivisione dei dati tra i diversi operatori, aiutandole a trasformare informazioni disperse in una base più solida, verificabile e utilizzabile.
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Le soluzioni modulari di Trusty nascono per rispondere a un’esigenza trasversale alle nuove normative europee: rendere i dati di filiera più accessibili, coerenti e pronti a supportare processi di compliance, gestione del rischio e comunicazione verso il mercato. Questa logica riguarda l’EUDR, dove servono dati su origine, geolocalizzazione, fornitori e rischio di deforestazione; il PPWR, dove prodotto, packaging, materiali e responsabilità degli operatori dovranno essere collegati in modo più strutturato; e le nuove regole sui green claims, che rendono sempre più importante fondare la comunicazione ambientale su evidenze verificabili.
La blockchain rafforza questo approccio, perché consente di registrare e condividere informazioni in modo trasparente e verificabile lungo la filiera. L’uso di standard condivisi, come gli standard GS1, contribuisce inoltre a migliorare l’interoperabilità dei dati tra imprese, fornitori e distribuzione.
Questo approccio è rafforzato da un ecosistema di alleanze strategiche. Tra queste, la collaborazione con e-GEOS, società partecipata da Telespazio e Agenzia Spaziale Italiana, attiva nell’Osservazione della Terra e nei servizi di informazione geospaziale, potenzia la componente di analisi satellitare a supporto della valutazione del rischio e della compliance EUDR.
Così la tracciabilità digitale smette di essere solo uno strumento tecnico e diventa una leva per costruire fiducia, semplificare la conformità e gestire i rischi, trasformando i dati di filiera in valore concreto.
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