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Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026: cosa è emerso dal webinar su EUDR e olio di palma sostenibile

La sintesi degli interventi di Angeline Camus, Alessandro Chelli, Marcello Valenti, Josil Murray, Alain Rival e Vincenzo Tapella sulla filiera dell’olio di palma sostenibile.

La filiera dell’olio di palma sostenibile entra in una nuova fase: agli strumenti volontari costruiti negli anni si affiancano oggi i requisiti introdotti dal Regolamento Europeo contro la Deforestazione. È questo il tema al centro del webinar “Dalla sostenibilità volontaria alla compliance EUDR e oltre: evoluzione e prospettive della filiera dell’olio di palma sostenibile”, organizzato dall’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, Roundtable on Sustainable Palm Oil – RSPO e Trusty nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS.

A moderare l’incontro è stata Francesca Ronca, Segretario generale dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, che ha guidato il confronto tra imprese, organizzazioni di settore, mondo della ricerca e partner tecnologici su una sfida centrale per la filiera: integrare il percorso sviluppato negli anni su certificazione, tracciabilità e sostenibilità con i nuovi obblighi europei, guardando anche alle iniziative che vanno oltre la sola conformità normativa.

Angeline Camus: una filiera già preparata alla sfida EUDR

Il primo elemento emerso riguarda il patrimonio già costruito dalla filiera dell’olio di palma sostenibile. Standard volontari, certificazioni, tracciabilità, monitoraggio della deforestazione e coinvolgimento degli stakeholder hanno creato una base di competenze oggi particolarmente rilevante per affrontare l’EUDR.

Su questo punto si è concentrato l’intervento di Angeline Camus, Government Affairs Manager Europe di Roundtable on Sustainable Palm Oil – RSPO, che ha evidenziato il ruolo degli standard volontari nel sostenere filiere più trasparenti e responsabili. Con oltre vent’anni di attività, RSPO certifica circa il 20% dell’olio di palma prodotto a livello globale; in Europa, quasi il 90% dell’olio importato risulta certificato RSPO, con un ruolo significativo anche dell’Italia, indicata come terzo Paese europeo per numero di aziende aderenti.

Lo standard RSPO non è stato presentato come alternativa al quadro regolatorio europeo, ma come uno strumento di supporto da integrare con i requisiti del Regolamento. In questa direzione si inserisce anche PRISMA, la piattaforma sviluppata da RSPO per rendere più accessibili e utilizzabili le informazioni raccolte lungo la filiera, a supporto della compliance EUDR, della rendicontazione ESG e delle più ampie esigenze globali di sostenibilità.

Alessandro Chelli: rendere operativa la compliance EUDR

L’intervento di Alessandro Chelli, CEO e Co-Founder di Trusty, ha spostato il focus sulle implicazioni operative dell’EUDR per le imprese.

Il Regolamento richiede alle aziende di organizzare processi in grado di gestire dati geografici, documentazione, informazioni sui fornitori, valutazione del rischio e collegamento con il Sistema Informativo europeo. Non si tratta quindi di un semplice adempimento formale, ma di un percorso che richiede metodo, strumenti digitali affidabili e coordinamento tra i diversi attori della supply chain.

Tra gli aspetti centrali affrontati, Chelli ha evidenziato il ruolo della geolocalizzazione, della qualità dei dati, della gestione documentale e dell’interoperabilità. Sono elementi che incidono direttamente sulla capacità delle aziende di predisporre dichiarazioni di due diligence coerenti, verificabili e sostenibili nel tempo.

Particolare attenzione è stata dedicata anche alle attività preparatorie e ai test operativi, incluse esperienze di dry-run. Questi esercizi permettono di verificare in anticipo la tenuta dei flussi informativi, individuare criticità tecniche, testare gli strumenti digitali e comprendere meglio come organizzare i processi prima dell’entrata a regime degli obblighi.

È importante, però, non confondere questi test con una validazione preventiva della conformità. Il loro valore è soprattutto pratico: aiutano le imprese a prepararsi, a migliorare la qualità dei dati e a rendere più solide le procedure interne.

Nel corso dell’intervento sono stati richiamati anche alcuni temi interpretativi e tecnici particolarmente rilevanti per le aziende, tra cui il ruolo degli operatori a valle, la gestione delle informazioni lungo la catena di fornitura, il perimetro degli obblighi di legalità, la piena operatività del Sistema Informativo europeo e la necessità di maggiore armonizzazione nell’applicazione delle regole.

Il messaggio di fondo è chiaro: l’EUDR richiede soluzioni pratiche, supporto tecnico, interoperabilità, collaborazione multi-stakeholder e maggiore chiarezza interpretativa. Solo così la compliance può diventare un processo realmente gestibile e integrato nella vita operativa delle imprese.

Marcello Valenti: l’esperienza di Unigrà tra supply chain, dati ed ESG

La prospettiva aziendale è stata portata da Marcello Valenti, Responsabile Sostenibilità di Unigrà, che ha mostrato come l’EUDR si inserisca in percorsi di sostenibilità e controllo già avviati.

Nel caso di Unigrà, il lavoro comprende certificazione RSPO, dialogo con i fornitori e partecipazione a iniziative settoriali dedicate alla valutazione del rischio. Tra gli elementi più concreti, Valenti ha richiamato il raggiungimento del 100% di tracciabilità ai mulini e l’utilizzo di strumenti di monitoraggio satellitare, tra cui Satelligence, per verificare le aree di approvvigionamento rispetto ai requisiti EUDR.

L’intervento ha evidenziato anche il legame tra compliance EUDR e rendicontazione climatica. Il lavoro avviato da Unigrà sulla misurazione delle emissioni di gas serra lungo la filiera, con riferimento alle emissioni Scope 3 connesse all’uso del suolo e alla collaborazione con xFarm, mostra come la qualità dei dati raccolti lungo la supply chain possa sostenere sia gli obblighi normativi sia strategie ESG più solide.

Josil Murray: EUDR Community of Practice e confronto tecnico

L’applicazione dell’EUDR non riguarda solo le singole aziende, ma richiede confronto, coordinamento e apprendimento condiviso. È in questa prospettiva che si inserisce l’intervento di Josil Murray, dell’European Forest Institute – EFI, dedicato alla EUDR Community of Practice.

La Community of Practice è stata presentata come uno spazio tecnico e neutrale di confronto tra imprese, autorità competenti, ONG, esperti tecnici e istituzioni. Nata per favorire il confronto operativo dopo il rinvio dell’EUDR, l’iniziativa è cresciuta rapidamente, passando da circa 270 partecipanti al lancio a oltre 1.100 iscritti.

Nel corso del webinar è stato richiamato anche il valore dei dry-run facilitati da European Forest Institute – EFI, in particolare quelli relativi all’olio di palma in Indonesia e Malesia. Queste esperienze permettono di mettere alla prova sistemi di due diligence, qualità dei dati e approcci di risk assessment, favorendo un dialogo più concreto tra imprese e autorità competenti.

Alain Rival: il progetto TRAILS e gli approcci rigenerativi

La parte conclusiva del confronto ha allargato lo sguardo alle iniziative che superano la sola conformità normativa. Alain Rival, del CIRAD – Centre de coopération internationale en recherche agronomique pour le développement, ha presentato il progetto TRAILS, dedicato ad approcci agroforestali e paesaggistici nella coltivazione della palma da olio.

Il progetto, sviluppato in Malesia, sperimenta in condizioni reali l’integrazione della palma con 15 specie forestali native, con l’obiettivo di rafforzare biodiversità, resilienza dei sistemi agricoli, adattamento climatico e modelli produttivi più integrati nel paesaggio.

Il messaggio è chiaro: la compliance è essenziale, ma non può essere considerata il punto di arrivo. La sostenibilità delle filiere agricole richiede anche la capacità di ridurre gli impatti, ripristinare ecosistemi, sostenere le comunità locali e sviluppare approcci rigenerativi basati sulla ricerca scientifica.

Vincenzo Tapella: una prospettiva condivisa per la filiera

Nelle conclusioni, Vincenzo Tapella, Presidente dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, ha richiamato il valore di una visione condivisa e di lungo periodo. L’EUDR rappresenta una tappa importante, ma si inserisce in un percorso già avviato attraverso standard volontari, sistemi di tracciabilità, iniziative collaborative e strumenti di monitoraggio.

Per la filiera dell’olio di palma sostenibile, il nuovo Regolamento è una sfida significativa, ma anche un’occasione per valorizzare il lavoro svolto e rafforzare ulteriormente trasparenza, responsabilità e capacità di trasformazione.

Il webinar

Per approfondire i temi emersi durante il webinar “Dalla sostenibilità volontaria alla compliance EUDR e oltre: evoluzione e prospettive della filiera dell’olio di palma sostenibile” e consultare le slide, è disponibile la pagina dedicata:
https://www.oliodipalmasostenibile.it/dalla-sostenibilita-volontaria-alla-compliance-eudr-olio-di-palma-sostenibile/

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